LA LEGGENDA DEL MOLLEGGIATO

Un gigante della musica: controverso, geniale, visionario. Nel 2018 sono 80, gli anni di un eterno “giovinotto” che ha rivoluzionato il modo di fare musica e spettacolo in Italia. Dal Rock al Funk, passando dal Jazz all’Hip Hop, una storia eccentrica e coraggiosa quella del ragazzo della via Gluck, sempre pronto a cambiare abito e rinnovarsi. Ogni innovazione (anche quelle in campo musicale), deve trovare terreno fertile per attecchire e crescere. Nel 1972, in piena Disco Music, il Rap era cosa da neri del ghetto; l’unica musica black per bianchi erano il soul e il jazz, nella loro accezione tradizionale e melodica. Il Molleggiato con la sua svolta ambientalista ‘jazzfunk’ dichiara guerra al sistema e sconvolge la critica con “Prisencolinensinainciusol” e “L’unica Chance”, trasforma il rock in funk attingendo a piene mani dal repertorio jazz in una visione post-contemporanea.

 

SFIDA

Affrontare un materiale ‘iconico’ e anche intricatissimo come quello del Molleggiato è, a prescindere, una sfida per qualsiasi musicista. L’archivio da cui attingere è vasto e variegato. Ma l’andamento ‘jazzfunk’ di alcuni periodi è altrettanto evidente e riconducibile a una ispirazione musicale ben connessa alla nostra progettualità: la valorizzazione e riqualificazione del linguaggio ‘jazz’, in una declinazione consona all’estetica contemporanea.

 

INVENZIONE

Il Molleggiato ha rivoluzionato i canoni non solo del suo strumento (la voce), ma dell’intera visione musicale, intesa come spettacolo e comunicazione. Una rivoluzione non solo tecnica (con i suoi virtuosi musicisti), ma attitudinale: all’insegna della libertà, della mancanza di barriere e routine predeterminate, senza mai perdere di vista contemporaneità ed efficacia del linguaggio.

 

SUPERAMENTO DELLE BARRIERE

Molto è stato già detto e ascoltato (scritto e letto) sul Molleggiato. Ma poco – o niente – a riguardo della sua vocazione ‘jazz’. La sua visione concettuale e sonora, infatti, risulta talmente esplosiva da poter essere fonte d’ispirazione anche per scene musicali “altre”. E proprio le nuove generazioni, che si approcciano al revisionismo ‘Jazzfunk’ o ‘Acid Jazz’ trovano nel Molleggiato un pioniere dell’ibridazione del jazz con il groove. Da qui l’idea di coinvolgere alcuni dei suoi massimi estimatori per puntare a una “reinterpretazione/celebrazione” inedita, sorprendente, perfettamente sincronizzata con la iper-contemporaneità.

 

RESIDENZA ARTISTICA E SELEZIONE

Grazie al patrocinio e al sostegno del MiBACT (Ministero per i beni e le attività culturali) i talenti selezionati per il progetto saranno scelti con una call nazionale, che prevederà la partecipazione gratuita ad una vera e propria ‘Residenza Artistica’, un laboratorio musicale dedicato agli Under 35. Con un apposito form attitudinale, verranno scelti sul territorio nazionale artisti e producer in grado di maneggiare sia gli alfabeti colti del jazz, che i concetti sonori contemporanei. Affrontare il corpus musicale del Molleggiato è un’esperienza complessa, che richiede competenza e rispetto, che punti a reinterpretarlo in modo vivo e pulsante, evitando i trabocchetti del ‘facile’ e – soprattutto – del kitsch.

A settembre 2018 verrà attivata una campagna di comunicazione – con focus rivolto alle scuole e ai Conservatori – per sollecitare le candidature al progetto e selezionare 10 partecipanti alla “Residenza Artistica”.

 

PROFONDITÀ EMOTIVA

Un’esperienza simile deve poter contare su un contesto ‘magico’, un luogo di fascino e non un veloce ed affrettato summit in qualche anonima sala di registrazione. La cittadina di Moleto, nel Monferrato, è un setting perfetto: borgo abbandonato, poi albergo diffuso, offre a piene mani bellezza dell’ambiente, calma, isolamento e tranquillità. Moleto ha già lo spirito ‘giusto’ (ha ospitato e ospita spesso concerti jazz e residenze d’artista) e le strutture per ospitare al meglio musicisti, tecnici del suono, ospiti “importanti”, giornalisti – tutti raccolti nello stesso ambiente, nella stessa “vibrazione”, per una settimana di ‘molleggiamenti’ a Novembre 2018. Gli spazi della Fondazione Pistoletto a Biella, invece, diventeranno un perfetto complemento per proseguire le attività laboratoriali, intensificare e perfezionare l’approfondimento musicale nelle sale prova e nella sala concerti di “Hydro”.

 

UN OMAGGIO DA VIVERE E RIVIVERE

L’output finale di questa operazione è molteplice: documentari di un’esperienza straordinaria (video e fotografici), con interviste esclusive “in corso d’opera” ai musicisti coinvolti e una cronaca “dall’interno” dell’operazione. E poi esibizioni live, alla fine del lavoro preparatorio (restituzione), che potranno contare sulla qualità di un progetto culturale e accademico inedito e “modernista”, ma anche e soprattutto sulla scoperta e valorizzazione dei nuovi talenti selezionati, producer e musicisti che diventeranno i veri protagonisti della ‘Residenza Artistica’.